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ASCOLTANDO WOLFGANG

Piccolo blog-tributo alla musica di Mozart
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24 October

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16 October

a mezza orchestra

Dopo il gruppo delle Sinfonie "salisburghesi" del 1773, appare nel 1774 una nuova triade di composizioni sinfoniche. La Sinfonia in La maggiore K 201, incastonata fra due compagne meno personali, riprende le conquiste stilistiche della K 183 ed è considerata dalla critica - grazie alla sua variegata offerta di elementi lirici, burberi, estrosi, tenebrosi - un significativo "segnale di transizione" fra lo stile haydniano e quello definito "galante", che caratterizzerà le opere di Mozart sino alla partenza per Parigi. State ascoltando l'Allegro moderato.
Einstein scrive: "Ci troviamo di fronte a una sensibilità nuova che avverte la necessità di approfondire la sinfonia mediante una tecnica imitativa ravvivante, di salvarla da una funzione puramente decorativa trattandola con finezza cameristica (...) Come siamo già infinitamente lontani dalla sinfonia italiana!".
 
Qui nell'interpretazione dell'Academy of St. Martin-in-the-fields, diretta da Sir Neville Marriner (1978). Per scaricarla cliccate qui.
1 October

Doppio concerto

Il Concerto per due pianoforti in Mi bem. maggiore K 365 (316a) ha abbandonato l'originaria posizione nel primo catalogo K e ha mostrato di essere la prima opera composta a Salisburgo dopo il ritorno da Parigi (avvenuto il 15 gennaio 1779) e dopo l'immediata ripresa del servizio presso l'Arcivescovo Colloredo. Il K 365, concepito sicuramente per sè e per la sorella Nannerl - quasi un ricordo delle loro "infantili scorribande per l'Europa" - non volle riprendere la tradizione, per altro rara, dei Concerti per due strumenti a tastiera, quanto piuttosto approfondire i problemi generali della composizione del "concerto doppio". Considerato concordemente dalla critica come il più bel Concerto per due pianoforti, l'opera mostra - in modo particolare nel Rondò francesizzante (che state ascoltando*) - l'impegno del compositore nelle soluzioni dialogiche dei due solisti. Mentre non si ha alcun cenno sulla prima esecuzione dell'opera, esistono notizie sulla sua presentazione a Vienna il 24 novembre 1781, solisti Mozart e Josepha Auernhammer; per questa esecuzione, M. ampliò l'organico aggiungendo clarinetti, trombe e timpani*.
 
Qui nell'interpretazione di Daniel Barenboim e Sir Georg Solti, accompagnati dall'English Chamber Orchestra. Per scaricarla cliccate qui.
25 September

delle dissonanze

Il Quartetto per archi in Do maggiore K 465, è la pagina che conclude la serie dei sei Quartetti dedicati a Joseph Haydn. Fin dalle prime battute dell'Adagio iniziale, Mozart segnala l'intenzione di infrangere le regole e gli equilibri dell'armonia tradizionale. Se le note d'inizio - lunghe, tese, dissonanti, tanto audaci da essere state ritenute un "errore" di composizione - sono assurte a simbolo "storico" del coraggio, l'intero Quartetto prosegue nel percorso della sperimentazione armonica. In ogni episodio, ogni frase, ogni inciso lo comprova: come nel primo movimento Adagio - Allegro (che state ascoltando).
 
Qui nell'interpretazione dell'Emerson String Quartet (1989). Potete scaricarla cliccando qui.
17 September

Parigina n. 5

Ultima delle cinque Sonate appartenenti al periodo parigino - sebbene molte fonti critiche la collochino nel successivo periodo salisburghese - la Sonata in Si bem. maggiore K 333, dedicata alla contessa Theresa Kobenzl, nasce ai primi di settembre 1778, a breve distanza dalla partenza di Mozart dalla Francia. Rappresentativa di un ritrovato equilibrio classico in virtù di una armoniosa sintesi di brio, eleganza e profondità, la Sonata presenta innegabili rapporti tematici ed espressivi con le opere di J. Ch. Bach, che Mozart rivide effettivamente a Parigi nell'agosto 1778, dopo l'incontro a Londra del 1784.
Scrive Albert: "Rivela a tratti una singolare intimità di espressione, che nei primi due tempi assume toni dolorosamente appassionati, mentre nel Finale (che state ascoltando, n.d.T.) si tramuta in bonaria giovialità".
 
Qui nell'interpretazione di Christoph Eschenbach (1971). Per scaricarla cliccate qui.
8 September

Si minore

Nella primavera del 1788 giungono al pianoforte due pagine di "notevole temperatura emotiva" (Sadie): l'Allegro e Adagio K 533 e l'Adagio in Si minore K 540. Per quanto riguarda l'Adagio, si tratta di uno straordinario brano rimasto isolato, tanto breve quanto incisivo nella sua violenza espressiva; per la commistione di episodi passionali con frammenti di metafisica rarefazione, per il trascolorare "madreperlaceo" (Bouvet) di certe sfumature, per il senso di inesausto movimento (che si placa solamente nella emozionante coda in maggiore), il brano richiama il carattere libero e rapsodico delle Fantasie per pianoforte del 1782.
 
Qui nell'interpretazione di Mitsuko Uchida (1984). Per scaricarla cliccate qui.
1 September

n. 5

Composto alla fine del 1775, il Concerto per violino e orchestra in La maggiore K 219, considerato fra le pagine più alte della letteratura violinistica, chiude la serie "gloriosa e irragiungibile" (Ghéon) dei Concerti per violino. (...); in uno stile purissimo e semplice, Mozart raggiunge un perfetto equlibrio tra la grazia e l'esuberanza giovanile. L' Allegro aperto (che state ascoltando) è caratterizzato da una "perfezione di scrittura" che è stata universalmente riconosciuta. Scrive Greither: "E' diventato una delle opere più note di Mozart per la sua sostanza spirituale, la bellezza melodica, l'impiego sicuro e brillante delle possibilità espressive del violino, la forte contrapposizione dei singoli tempi".
 
Qui nell'iinterpretazione di Gidon Kremer al violino e i Wiener Philarmoniker, diretti da Nikolaus Harnoncourt (1987). Per scaricarla cliccate qui.
22 August

''Cervel più stolido, no, non si dà''

Rieccomi a voi, dopo una lunga pausa non certo vacanziera. La mia tesi è conclusa, almeno per ora, e così ritorno ad aggiornare il blog. Caspita, hanno combinato una bella rivoluzione quelli di Msn, tutto stravolto! E così ho scelto questo sfondo un pò stellare, che è almeno il meno colorato possibile. Grazie a tutti quelli che hanno scritto in mia assenza, e un grazie particolare va ovviamente a flowerita, fedelissima della musica di Mozart. E allora ricominciamo ad ascoltarlo Wolfgang, saluti a tutti, Trazom.
 
L'Opera buffa "Lo sposo deluso" K 430 - rimasta incompiuta al pari de "L'oca del Cairo" K 422 - rappresenta il primo esempio, seppur controverso, della gloriosa collaborazione tra Mozart e lo scrittore italiano Lorenzo da Ponte (autore dei libretti de "Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte"). I due autori si erano conosciuti nel corso del 1783 a casa del banchiere Raymund Wetzlar von Plankenstern, profondo ammiratore di M. nonchè suo padrone di casa. Mozart non esitò ad accantonare la stesura dell'Opera di Varesco, non appena da Ponte si dichiarò disponibile quale librettista per una nuova partitura. Nei primi mesi del 1784 M. iniziò dunque la stesura de "Lo sposo deluso" portando a termine l'Overture, due Arie, un Terzetto e un Quartetto (state ascoltando il Quartetto N. 1 "Ah, ah, che ridere!" - Scena Prima - Atto I°). Oscure rimangono le cause dell'abbandono dell'Opera, forse addebitabili alla povertà del soggetto.
 
Ecco la 'presentazione' al padre di Lorenzo da Ponte: "Il nostro poeta è, ora, un certo abate da Ponte. E' occupatissimo a rivedere i lavori per il teatro e poi dovrà scrivere, per obbligo, un nuovo libretto per Salieri (...). Ha promesso di scrivere un nuovo libretto anche per me, ma chissà se potrà mantenere la parola, o se vorrà mantenerla! Come sapete, questi signori italiani sono apparentemente assai cortesi... Basta, li conosciamo! Se da Ponte è in combutta con Salieri non riuscirò mai a cavargli nulla!".
 
Qui nell'interpretazione di Robert Tear (Pulcherio), Clifford Grant (Bocconio), Ileana Cotrubas (Bettina), Anthony Rolfe Johnson (Don Asdrubale) e della London Symphony Orchestra diretta da Sir Colin Davis (1975). Per scaricarla cliccate qui. Per seguirne il libretto cliccate qui.
17 July

Pour Mademoiselle Jeunehomme

Il Concerto per pianoforte e orchestra in Mi bem. maggiore K 271, composto a Salisburgo tra la fine del 1776 e i primi giorni del 1777, è conosciuto nella letteratura pianistica sotto il nome di "Jeunehomme". Esso deve la denominazione a una concertista francese, Modemoiselle Jeunehomme, della quale poco si conosce, se non che nell'inverno 1776 era giunta a Salisburgo durante una tournèe di concerti ("vorremmo sapere qualcosa di più - aggiunge Einstein - ma purtroppo essa rimane una figura leggendaria"). Per Mozart, soffocato dal grigiore salisburghese, l'incontro con una illustre concertista rappresentò uno stimolo straordinario al punto da dedicarle una delle pagine più osannate della letteratura per pianoforte. Il Concerto (di cui state ascoltando l'Allegro iniziale), al quale Einstein conferisce l'entusiastica etichetta di "Eroica di Mozart", supera in effetti il gusto dell'epoca e rimane un "avvenimento memorabile" (Honig) nell'intera opera di Mozart. La ricchezza della forma, l'attenzione preziosa al particolare, il dialogo equilibrato e naturale fra solista e orchestra (perfino sotto forma di mutuo appoggio fra pianoforte e fiati), il carattere sinfonico delle proporzioni, sono alcuni fra gli elementi inusuali che, all'interno di una struttura formale tradizionale, conferiscono alla pagina un'inedita fisionomia. Nulla si conosce sull'esecuzione del Concerto da parte di Mademoiselle Jeunehomme; si ha invece notizia di un concerto pubblico, tenuto a Monaco il 4 ottobre 1777, nel quale Mozart lo eseguì per la prima volta.
 
Qui nell'iterpretazione di Mitsuko Uchida e l'English Chamber Orchestra, diretti da Jeffrey Tate (1990). Per scaricarla cliccate qui.
 
Delle tre interpretazioni in mio possesso del Concerto (Uchida, Brendel e Schiff), quella che state ascoltando è la mia preferita. La mano della pianista giapponese scorre con una fluidità e precisione che non percepisco, francamente, neanche nei suoi due illustri colleghi. Il K 271 è il mio Concerto preferito; tutto mi suonava perfetto la prima volta che l'ascoltai, e lo stesso mi succede ancora oggi. Alfred Brendel lo definisce addirittura "una delle meraviglie del mondo". A tal proposito, vi segnalo l'interessante intervento sul blog di Rita Charbonnier, autrice de "La sorella di Mozart" che, nel suo romanzo, descrive in modo davvero coinvolgente l'esecuzione di questo Concerto da parte di... beh, vi consiglio di leggerlo, sarà molto più emozionante delle mie parole.
14 July

Parigina n. 4

Giunti a metà luglio, il blog si concede una piccola pausa, più per motivi di studio che di vacanza. Trazom tornerà in data da definirsi. Per il momento vi do l'arrivederci con la Sonata per pianoforte in Fa maggiore K 332 (state ascoltando l'intero brano nei suoi tre movimenti: Allegro; Adagio; Allegro assai), tra le mie preferite. Buone vacanze, a presto, Trazom.
 
Penultima delle cinque Sonate composte durante il soggiorno parigino, la K 332 vede la luce alla fine dell'infelice estate del 1778, a pochi giorni dalla nuova partenza per Salisburgo. Costruita attorno alla tonalità di Fa maggiore (associata, dall'estetica del tempo, a un carattere di brevità e leggerezza), la Sonata deve la sua popolarità all'impressionante ricchezza di temi e alla loro cangiante trattazione musicale: una fantasia inesausta che si ritrova nell'Allegro (un "momento capitale nella creatività di Mozart"), nelle inesauribili ornamentazioni della melodia centrale e nella "pullulante cascata" regalata dal Finale. I Massin, che ritengono la Sonata uno dei documenti più impressionanti dell'animo mozartiano, associano alla pagina musicale questo inquietante pensiero dell'autore: "A volte non so bene chi sono - sono tutto e anche il contrario di tutto - non chiedo tanto e non chiedo nemmeno poco - essere solamente qualcosa - ma che io sia veramente qualcosa".
 

Image hébérgée par hiboox.com

 

Qui nell'interpretazione di Daniel Barenboim, nella foto (1984). Per scaricarla cliccate qui.